ROMA – I.S.A. – XX ANNO VV.F. IN ANTARTIDE

VV.F in Antartide

DI Daniela Giuffrida

Fra i premiati tre VV.F.  siciliani: il capo reparto  Mario La Paglia del Comando di Enna, il capo reparto Francesco Nasello del Comando di Ragusa e  il capo squadra esperto  Alfio Cavallaro del Comando di Catania.

Al C.S.E. Cavallaro, specialista nell’uso di macchine per il “movimento terra”, abbiamo posto alcune domande.

Lei è stato impegnato per ben due volte presso la base scientifica italiana “MZS” (Mario Zucchelli Station) in Nuova Zelanda. Per quanto tempo vi è rimasto e di cosa si è occupato?

Si, sono stato inviato in missione presso la base italiana dell’ENEA in Antartide per due volte, la prima nel 2017 e l’ultima volta nel 2019. Lì mi sono occupato insieme ad altri colleghi oltre che della sicurezza antincendio anche della realizzazione − mediante l’uso di mezzi pesanti per il movimento terra − di una pista aeroportuale.

 

Una pista aeroportuale sul promontorio roccioso di Baia Terra Nova, nel Mare di Ross?

Sì, si tratta di una pista voluta per consentire l’atterraggio dei grandi C130 e dei velivoli a ruote, così da garantire ai tecnici dell’ENEA che alla base operano, un più rapido recapito di attrezzature scientifiche, viveri e di altri generi di prima necessità. 

Ma tornerebbe ancora alla base?

Si, come vigile del fuoco, e come uomo tornerei in Antartide senza esitazione. La possibilità di operare in un contesto così estremo e unico è un’esperienza che arricchisce sia dal punto di vista professionale che personale. Quei ghiacci rappresentano una sfida costante, con condizioni climatiche difficili e un ambiente in cui la sicurezza e la prontezza sono fondamentali.

Essere parte di una missione del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide significa contribuire comunque a importanti progetti scientifici e supportare la comunità scientifica internazionale.

Si ed è estremamente gratificante. Inoltre, la collaborazione con colleghi provenienti da diverse regioni del paese e da altre nazioni rafforza lo spirito di squadra e favorisce lo scambio di conoscenze ed esperienze.

Quindi partecipare a una missione in Antartide offre anche una buona opportunità di crescita  professionale.

Sì, mettere in pratica le proprie conoscenze e imparare nuove tecniche aiuta a migliorare le proprie competenze e poter tornare in quei luoghi sarebbe un’esperienza eccezionale e una nuova sfida entusiasmante, che accoglierei con grande entusiasmo e determinazione.

Ricordiamo che la missione in Nuova Zelanda è gestita da CNR, ENEA e OGS, nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e coinvolge oltre al supporto del personale delle Forze armate e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, circa 130 tra ricercatori e tecnici impegnati in 31 progetti di ricerca su geologia, paleoclima, scienze dell’atmosferabiologiaoceanografia e astronomia

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