Di Daniela Giuffrida
(per D24 -Groupexenos)
Niscemi, la cittadina sorta agli inizi del 1600 sulla collina che domina la parte nord-orientale della piana di Gela, sembra non avere pace.
Da tanti anni la sua popolazione è costretta a subire lo scempio del proprio territorio — oltre che della propria Sovranità popolare — a causa della stazione satellitare NRTF-8, voluta e ottenuta dalla US Navy nel cuore della secolare sughereta che appartiene alla città, grazie alla “intercessione” di forze politiche siciliane e dello stesso Ministero della Difesa italiano.
Dopo l’incendio di dimensioni terrificanti che ha devastato proprio la stessa sughereta, già area protetta dalla Comunità Europea (S.I.C.), oggi Niscemi è costretta a sopportare un ulteriore disastro, il più devastante della sua storia: il risveglio della frana.
Una frana antica, dovuta alle caratteristiche geomorfologiche della collina: una montagna di roccia arenaria friabilissima poggiata su un fondo di argilla. La collina sulla quale la cittadina nissena è stata edificata, come un gigante dai piedi d’argilla, aveva dato importanti segnali della sua “instabilità” già nel 1790 e poi ancora nel 1997, 29 anni fa, quando un intero versante della collina scivolò giù, arrecando ingenti danni al paese.
Ciò che sta accadendo oggi a Niscemi è ormai di dominio pubblico. Tuttavia, nonostante l’ampia diffusione delle notizie, comprendere fino in fondo ciò che la popolazione sta vivendo è possibile solo trovandosi sul posto, a contatto diretto con una realtà che assume ogni giorno contorni sempre più drammatici e, per certi aspetti, surreali.
Per chi non vive a Niscemi, immaginare il senso di impotenza e di perdita che si prova nel vedere la propria casa – luogo di sicurezza e rifugio – scomparire sotto una frana non è semplice. È una ferita che va oltre il danno materiale, colpendo nel profondo il tessuto umano e sociale della città. Chi osserva da lontano quanto la cittadina sta “subendo” fatica a comprendere cosa significhi vedere il proprio mondo sgretolarsi, dover affrontare emozioni come paura, shock e incredulità, senza riuscire a dar loro un senso. Ed è per questo che chi non è mai stato a Niscemi, chi non vi ha mai vissuto, non ha mai passeggiato fra le sue stradine e non si è mai fermato a parlare con la gente del posto; chi non ha mai guardato oltre le ringhiere del Belvedere e non si è perso con lo sguardo sull’estendersi delle coltivazioni della piana di Gela; chi non ha insegnato ai propri bambini ad andare in bici o sui pattini in quel luogo magico e non ha mai respirato il vento che attraversa la pianura portando con sé, a volte, il profumo del mare, non può comprendere fino in fondo le sensazioni che in questo momento stanno travolgendo tutti i Niscemesi.
Quel Belvedere ormai è solo un doloroso ricordo, anche per chi scrive: quel bellissimo balcone sulla piana di Gela è stato interdetto alla Comunità dal crollo di una ringhiera e di parte della zona sottostante.
“Ma non è solo il dolore della perdita della casa fisica, delle proprie cose – ci racconta Angela Bregamo, niscemese e attivista del Comitato “No Muos” cittadino - si perdono anche i ricordi, le esperienze, le “vite” che sono state vissute tra le pareti della propria casa, è come se insieme alla frana stesse andando giù una parte di te, una parte di ogni Niscemese”.
“E poi c’è lei, la “voce” della frana”, ci racconta ancora Angela e la sua voce si abbassa e rende l’idea della sofferenza provata ascoltando quel rumore lugubre e sordo provenire dalla terra, man mano che si addentrava nella zona rossa per aiutare un’amica a portare via alcune cose dalla propria casa: “un suono cupo come un fragore sommesso – continua – e lungo come un brivido infinito che non può non rimanere impresso nella memoria di chiunque lo abbia sentito: il suono della potenza e della forza devastante della natura. “Quanto tempo servirà perché vengano risolti i problemi creati dalla frana – conclude – quanto ne servirà per ridare serenità ai Niscemesi? Anche all’interno della Stazione americana, qualche tempo fa, vi era stato un problema di stabilità del terreno su cui poggiano le parabole del MUOS, gli americani hanno richiesto autorizzazione a provvedere al ripristino e immediatamente il problema è stato risolto. Noi, quanto e soprattutto “cosa” dovremo aspettare? Perché si provveda a risolvere il gran caos di questi giorni in maniera definitiva?”
Ma fra la disperazione di molti e le preoccupazioni degli altri, fra le accuse più o meno velate e le responsabilità più o meno accertate, a Niscemi si afferma ogni giorno di più una resilienza umana, una capacità di reagire incredibile a molti: i Niscemesi stanno dando una sana lezione di vita a chi, da lontano, si permette di criticarli per aver costruito sulla “sabbia” le loro case: molti di loro hanno aperto le proprie case alle famiglie che hanno perso tutto, hanno dato le chiavi delle loro seconde case in attesa che si trovi una “sistemazione”, sicura e definitiva.
E l’Amministrazione comunale, col Sindaco in testa, ha aperto, fin dalle primissime ore, il palazzetto dello sport alle famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. All’interno della struttura si è organizzato un grandissimo spazio per riposare e un altro altrettanto grande adibito a mensa dove vengono preparati pasti per chi si ferma a consumarli in loco e per chi invece preferisce portarli con sé e consumarli presso le famiglie, in seno alle quali hanno trovato ricovero.
“La macchina umanitaria – ci racconta Isabella Gueli, vicepresidente del Lions Club di Niscemi e referente per il suo Club all’interno del gruppo delle Associazioni – si è subito messa in moto e tutte le Associazioni di volontariato presenti in paese (CARITAS, LIONS CLUB, ANPAS, RANGERS, MISERICORDIA di Niscemi, CRI, PROTEZIONE CIVILE SR,CNGEI, AGESCI, AISA E ADRA), coordinate dall’assessore Sergio Artesi e dai Servizi Sociali (Mariolina Russo e Ausilia Zarba), si sono organizzate con regolari turnazioni per sostenere le famiglie in tutte le loro necessità, con loro anche un gruppo di psicologi che volontariamente si son messi a disposizione di chi ne abbia bisogno, come i bambini, per esempio, che nel dover allontanarsi da un momento all’altro dalle loro scuole (tre sono state chiuse perché inagibili!) hanno lasciato nelle loro aule zaini, libri e anche giocattoli, praticamente una parte del loro mondo.
“Da lunedì 2 febbraio, si è aggiunto un importante servizio dedicato alle famiglie – ci racconta Concetta Gualato, insegnante della scuola di estetica “La Futura” – i corsi di Operatore del Benessere, acconciatura ed estetica, offrono due giorni la settimana, laboratori e competenze professionali per sostenere la popolazione. Donne e uomini possono così avere servizi gratis per la persona (acconciature e barbe per gli uomini, acconciature e piccoli trattamenti estetici per le donne) perché, checché se ne dica, anche non poter accedere a questi servizi nell’intimità della propria casa è un grande disagio.
Insomma Niscemi si è immediatamente rimboccata le maniche, adesso aspetta impaziente che le autorità preposte si diano da fare per arginare il problema e rimediare ai danni, subiti grazie anche alla cattiva gestione di un territorio già problematico di suo. Rimediare davvero ai danni significa calcolarne “onestamente” l’entità che certamente NON ammonta ai 13 milioni di euro che la Regione Siciliana ha stanziato inizialmente per ridare casa a 500 famiglie (e non parliamo delle attività commerciali costrette a chiudere).
I Niscemesi non si arrendono sanno che si tratta di un processo difficile da affrontare, ma sono in grado – per capacità e volontà – di trovare la forza di andare avanti, di trovare un nuovo “rifugio” e di creare nuovi ricordi.
AGGIORNAMENTO
Nel frattempo – mentre con strenuo impegno i VV.F stan provando a “salvare” i libri e le opere conservate nella Biblioteca Marsiano, mettendo a repentaglio la propria incolumità – dopo diverse settimane dall’inizio della frana, è iniziata la “passerella” dei politici di turno: dopo 1 settimana di “riflessione” su quanto sta accadendo in quell’angolo di mondo, la Presidente del Consiglio ha fatto visita alle autorità locali per ben due volte; i politici dell’intero “arco costituzionale” e non, continuano a far presenza a Niscemi (la solita passerella di chi poi non si sa se qualcosa farà?), chiuse le Olimpiadi invernali, anche il Presidente della Repubblica si è fermato ad ascoltare le istanze di quanti fra i niscemesi hanno perso tutto.
Un segnale diverso, di reale “fattività”, arriva dalla visita del Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Questi si è fermato a lungo a Niscemi, ed ha confermato alla popolazione di aver donato un milione di euro proveniente dalle “restituzioni” dei loro stipendi. A chi scrive non è noto se la cifra è stata destinata SOLO alle “criticità” di Niscemi o sarà devoluta in parte anche alle altre provocate sul territorio siciliano dall’uragano Harry – così come inizialmente Conte aveva previsto.

La voix du glissement de terrain
Nous sommes en Sicile. Niscemi est une petite ville née au début du XVIIe siècle sur la colline qui domine la partie nord-orientale de la plaine de Gela. Une ville, une terre qui semblent ne jamais trouver la paix. Depuis de nombreuses années, sa population est contrainte de subir la dévastation de son territoire — au-delà même de sa souveraineté populaire — en raison de la station satellitaire NRTF-8, voulue et obtenue par l’US Navy au cœur de la sugheraie séculaire appartenant à la ville, grâce à « l’intercession » de forces politiques siciliennes et du Ministère italien de la Défense.
Après l’incendie aux proportions terrifiantes qui a ravagé cette même sugheraie, déjà classée zone protégée par la Communauté européenne (S.I.C.), Niscemi doit aujourd’hui affronter un nouveau désastre, le plus dévastateur de son histoire : le réveil du glissement de terrain.
Un glissement ancien, dû aux caractéristiques géomorphologiques de la colline : une montagne de roche gréseuse extrêmement friable reposant sur un socle d’argile. La colline sur laquelle la ville a été édifiée, tel un géant aux pieds d’argile, avait déjà donné d’importants signes de son « instabilité » en 1790 puis en 1997, il y a 29 ans, lorsqu’un versant entier s’effondra, causant d’importants dégâts au bourg.
Ce qui se passe aujourd’hui à Niscemi est désormais de notoriété publique. Pourtant, malgré la large diffusion des informations, comprendre pleinement ce que vit la population n’est possible qu’en se rendant sur place, au contact direct d’une réalité qui prend chaque jour des contours plus dramatiques et, à certains égards, surréalistes.
Pour ceux qui ne vivent pas à Niscemi, imaginer le sentiment d’impuissance et de perte ressenti en voyant sa maison — lieu de sécurité et de refuge — disparaître sous un glissement de terrain n’est pas simple. C’est une blessure qui dépasse le dommage matériel et atteint en profondeur le tissu humain et social de la ville. Observer de loin ce que la commune « subit » rend difficile la compréhension de ce que signifie voir son propre monde s’effondrer, devoir affronter des émotions telles que la peur, le choc et l’incrédulité, sans parvenir à leur donner un sens.
C’est pourquoi ceux qui ne sont jamais venus à Niscemi, qui n’y ont jamais vécu, qui n’ont jamais arpenté ses ruelles ni échangé avec ses habitants ; ceux qui n’ont jamais regardé au-delà des balustrades du Belvédère en laissant leur regard se perdre sur l’étendue des cultures de la plaine de Gela ; ceux qui n’ont jamais appris à leurs enfants à faire du vélo ou du roller dans ce lieu magique, ni respiré le vent traversant la plaine en apportant parfois le parfum de la mer, ne peuvent comprendre pleinement les sensations qui submergent aujourd’hui tous les habitants de Niscemi.
Ce Belvédère n’est plus désormais qu’un souvenir douloureux, même pour l’auteure de ces lignes : ce magnifique balcon sur la plaine de Gela a été interdit au public après l’effondrement d’une balustrade et d’une partie de la zone en contrebas.
« Mais il n’y a pas seulement la douleur de la perte de la maison physique, de ses biens — nous raconte Angela Bregamo, habitante de Niscemi et militante du Comité citoyen “No Muos” — on perd aussi les souvenirs, les expériences, les “vies” vécues entre les murs de sa maison ; c’est comme si, avec le glissement de terrain, une partie de soi, une partie de chaque habitant de Niscemi, s’effondrait aussi. »
« Et puis il y a elle, la “voix” du glissement de terrain », poursuit Angela, baissant la voix pour exprimer la souffrance ressentie en entendant ce bruit lugubre et sourd provenant de la terre, alors qu’elle s’aventurait dans la zone rouge pour aider une amie à récupérer quelques affaires : « un son grave, comme un grondement étouffé — continue-t-elle — long comme un frisson infini, qui ne peut que rester gravé dans la mémoire de quiconque l’a entendu : le son de la puissance et de la force dévastatrice de la nature. Combien de temps faudra-t-il pour résoudre les problèmes créés par le glissement ? Combien de temps pour rendre la sérénité aux habitants de Niscemi ? Même à l’intérieur de la station américaine, il y a quelque temps, un problème de stabilité du terrain soutenant les paraboles du MUOS s’était posé ; les Américains ont demandé l’autorisation d’intervenir et le problème a été immédiatement résolu. Nous, combien de temps et surtout “quoi” devrons-nous attendre ? Pour que l’on mette fin définitivement au grand chaos de ces jours-ci ? »
Mais au milieu du désespoir des uns et des inquiétudes des autres, entre accusations plus ou moins voilées et responsabilités plus ou moins établies, à Niscemi s’affirme chaque jour davantage une résilience humaine qui en surprend plus d’un : les habitants donnent une véritable leçon de vie à ceux qui, de loin, se permettent de les critiquer pour avoir construit leurs maisons « sur le sable ». Beaucoup ont ouvert leurs portes aux familles qui ont tout perdu, ont remis les clés de leurs résidences secondaires en attendant qu’une solution sûre et définitive soit trouvée.
L’administration municipale, avec le maire en tête, a ouvert dès les premières heures le palais des sports aux familles contraintes d’abandonner leur domicile. À l’intérieur, un vaste espace de repos a été aménagé ainsi qu’une grande zone servant de cantine, où des repas sont préparés pour ceux qui mangent sur place et pour ceux qui préfèrent les emporter auprès des familles qui les hébergent.
« La machine humanitaire — raconte Isabella Gueli, vice-présidente du Lions Club de Niscemi et référente de son club au sein du groupe des associations — s’est immédiatement mise en marche et toutes les associations de bénévolat présentes dans la commune (CARITAS, LIONS CLUB, ANPAS, RANGERS, MISERICORDIA de Niscemi, CRI, PROTECTION CIVILE SR, CNGEI, AGESCI, AISA et ADRA), coordonnées par l’adjoint Sergio Artesi et les services sociaux (Mariolina Russo et Ausilia Zarba), se sont organisées en rotations régulières pour soutenir les familles dans tous leurs besoins. Un groupe de psychologues s’est également porté volontaire pour aider ceux qui en ont besoin, comme les enfants par exemple, qui, contraints de quitter brusquement leurs écoles — trois ont été fermées car jugées dangereuses — ont laissé dans leurs classes sacs, livres et même jouets, une partie de leur monde. »
« Depuis le lundi 2 février, un service important dédié aux familles s’est ajouté — explique Concetta Gualato, enseignante à l’école d’esthétique “La Futura” — : les formations d’opérateur du bien-être, coiffure et esthétique offrent deux jours par semaine des ateliers et des compétences professionnelles pour soutenir la population. Femmes et hommes peuvent ainsi bénéficier gratuitement de services à la personne (coiffure et barbe pour les hommes, coiffure et petits soins esthétiques pour les femmes) car, quoi qu’on en dise, ne pas pouvoir accéder à ces services dans l’intimité de son foyer constitue un grand désagrément. »
En somme, Niscemi s’est immédiatement retroussé les manches et attend désormais avec impatience que les autorités compétentes agissent pour endiguer le problème et réparer les dégâts, aggravés aussi par la mauvaise gestion d’un territoire déjà fragile. Réparer réellement les dommages signifie en calculer « honnêtement » l’ampleur, qui n’atteint certainement pas les 13 millions d’euros initialement alloués par la Région sicilienne pour reloger 500 familles (sans parler des activités commerciales contraintes de fermer).
Les habitants de Niscemi ne se rendent pas. Ils savent que le processus sera difficile, mais ils ont la capacité et la volonté de trouver la force d’avancer, de trouver un nouveau « refuge » et de créer de nouveaux souvenirs.
MISE À JOUR
Pendant que les pompiers tentent avec acharnement de « sauver » les livres et les œuvres conservés à la Bibliothèque Marsiano, au péril de leur sécurité, plusieurs semaines après le début du glissement de terrain a commencé la « parade » des responsables politiques : après une semaine de « réflexion » sur ce qui se passe dans ce coin du monde, la Présidente du Conseil a rendu visite aux autorités locales à deux reprises ; les responsables politiques de tout l’« arc constitutionnel » et au-delà continuent d’apparaître à Niscemi (la traditionnelle parade dont on ignore si elle débouchera sur des actes concrets). Une fois les Jeux olympiques d’hiver terminés, le Président de la République s’est lui aussi arrêté pour écouter les doléances de ceux qui ont tout perdu.
Un signal différent, de réelle « efficacité », est venu de la visite du Président du Mouvement 5 Étoiles, Giuseppe Conte. Celui-ci est resté longtemps à Niscemi et a confirmé à la population avoir fait don d’un million d’euros provenant des « restitutions » d’une partie des salaires de ses élus. L’auteure de ces lignes ignore si cette somme a été destinée exclusivement aux « urgences » de Niscemi ou si elle sera partiellement attribuée aux autres dégâts causés sur le territoire sicilien par l’ouragan Harry, comme Conte l’avait initialement envisagé.–
